Home » L'Aquila » Rosindo Albert Livio Tiritilli, visse la tragica “marcia della morte di Bataan”

Rosindo Albert Livio Tiritilli, visse la tragica “marcia della morte di Bataan”

da Redazione

tiritilliSCONTRONE – Rosindo Albert Livio Tiritilli nacque a Scontrone, in provincia dell’Aquila, il 10 gennaio del 1921. Studiò a Scontrone ed Alfedena. A soli diciassette anni decise di tentare il “sogno americano” raggiungendo a Chicago suo fratello e sua sorella. Subito dopo, nel novembre del 1939, si arruolò nel corpo dei “Marines” (ricevendo il suo primo addestramento a San Diego) che servì per ventuno anni. All’inizio fu inquadrato nel “6th Marines” e poi inviato nell’aprile del 1941, con il “4th”, a Shanghai. Raggiunse poi le Filippine e sette mesi dopo si aggiunse ai marines nella difesa di Bataan e Corregidor.

Fu fatto prigioniero dai giapponesi e costretto a vivere una delle pagine più drammatiche della Seconda Guerra Mondiale: “La marcia della morte di Bataan” (nome con cui è conosciuto il trasferimento forzato, operato dall’esercito imperiale giapponese, di circa 75.000-80.000 prigionieri di guerra filippini e statunitensi in seguito alla fine della battaglia di Baatan, il 9 aprile 1942, durante la durante la campagna delle Filippine) considerata “crimine di guerra”. Questo per le inaudite violenze e privazioni a cui i giapponesi sottoposero i prigionieri. La durezza della marcia, le condizioni di salute di molti prigionieri, peggiorate dalla carenza di cibo ed acqua (in particolare si diffuse la malaria), nonché la brutalità dei giapponesi (chi si fermava veniva fucilato e decapitato) ha fatto nascere attorno ai sopravvissuti di “Bataan” l’alone della leggenda. Trascinato in vari campi di prigionia finì a Niigata, in Giappone, dove fu liberato nel 1945.

Nel giugno del 1946 fu di stanza alla scuola del Corpo dei Marines di Quantico. L’avvento del conflitto coreano lo trovò ancora una volta al centro del conflitto, questa volta con la prima divisione dei Marines a Inchon e Chosin Reservoir. Nel 1951 ricevette una lettera. Era il padre di un suo amico e commilitone, Truman Joseph Fain, morto in difesa della fortezza dell’isola delle Filippine nel 1942. Il povero padre, gravemente malato, voleva conoscere da Turilli, come gli scrisse, le “ultime ore di mio figlio”.

Il sergente Rosindo Albert Tiritilli raggiunse, in aereo, Norfolk in Virginia. Raccontò al padre come Truman Joseph Fain combatté duramente e morì valorosamente con la divisa dei marines. L’uomo incapace di parlare a causa di un cancro alla gola, sorrise e strinse la mano di Turilli e poco dopo morì. Rosindo Albert Livio Tiritilli ricevette la “Purple Heart”, la “Prisoner of War Medal” e altri riconoscimenti. Aveva sposato Giuseppina Colecchi anche lei nata a Scontrone, il 19 marzo del 1923, da Angelo e Nicolina Concetta Scalzitti. I due ebbero quattro figli maschi (Gerald, Rosindo, Robert e Lawrence) e due figlie femmine (Ginelle e Maria). Con la moglie gestì, con successo, il “Rosindo’s Italian Foods”. Rosindo Albert Livio Tiritilli morì a Santa Ana, in California, il 4 gennaio del 2000.

A cura di Geremia Mancini

Ti potrebbe interessare