Processo Housework, Varone: “Il sindaco che pagava sempre in contanti”

PESCARA – Udienza fiume quella di ieri mattina al tribunale di Pescara, dove è ripreso il Processo Housework relativo alle presunte tangenti al Comune di Pescara, che conta ben 22 imputati tra politici, imprenditori ed ex dipendenti comunali, tra i quali l’ex sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso e l’ex braccio destro Guido Dezio. L’inchiesta che portò all’arresto dell’ex sindaco, si basa su vari filoni tra cui l’appalto per l’area di risulta e quello per i cimiteri cittadini. Il Processo, che si avvia ormai alle battute conclusive è iniziato esattamente il 16 maggio 2011; nell’ultima udienza quella del 5 novembre scorso sono stati ascoltati gli ultimi imputati vale a dire Giampiero Leombroni, ex direttore dell’area tecnica, l’avv. Marco Mariani, Francesco Ferragina ed Enzo Perilli.

Spazio dunque alla requisitoria del pm Varone, che terminerà nella prossima udienza, per  sviscerare tutti i temi d’accusa che hanno tenuto banco per l’intero processo a partire dal tema dell’area di risulta, a quello sui cimiteri, dalla villa di Lettomanoppello ai rapporti che l’ex sindaco instaurava con gli imprenditori, per finire agli accertamenti patrimoniali effettuati sull’ex sindaco tutto questo ed altro era presente nella requisitoria del pm, che in alcuni tratti è andato giù pesante con alcune sue affermazioni.

Il Pm Varone apre con una piccola introduzione  la sua requisitoria: “D’Alfonso è il sindaco che riceve regali dagli imprenditori e che paga in contanti quando il suo interesse sarebbe stato la trasparenza. D’Alfonso è il sindaco che dice di vivere con lo stipendio della zia a cui nessuno può credere. Non posso pensare che non abbia provato vergogna a dire che viveva con quei soldi perché se una parte gli ha creduto l’altra si è messa a ridere. Non posso credere che non abbia provato disagio sui voli offerti da Toto: questo è l’atteggiamento di D’Alfonso. C’è stato un tentativo da parte di D’Alfonso di far passare quelli che per ogni altro cittadino sarebbero stati come atteggiamenti non accettabili, come vezzi di una personalità particolare, delle concessioni da lasciargli in qualità della sua posizione. Non posso credere – continua il PM – che il sindaco di Pescara non abbia trovato vergogna ad andare in banca con una mazzetta di soldi, 5 mila euro da versare alla fondazione Europa Prossima: cosa avrà detto quel funzionario di banca”. Il Pm chiude, questa introduzione così: “ Si fanno versamenti in contanti perché non sono tracciabili: si nega ciò che si ha vergogna di confessare fino a quando non se ne ha l’inconfutabile prova. Questo è stato l’atteggiamento di D’Alfonso”.

Dopo una breve presentazione Varone passa ad analizzare tema per tema tutti i capi di imputazione:

VIAGGIO IN SPAGNA

Il viaggio in Spagna, è quello in cui D’Alfonso viaggia insieme al figlio Luca, nella requisitoria il pm Varone, spiega in aula che il biglietto aereo per il figlio non fu pagato da D’Alfonso, ma dal Comune.

“Alla fine il Pm – dice – la documentazione è falsa nella fattura che paga il Comune c’è un biglietto in più, quello di Luca D’Alfonso. Perché il Sindaco paga due volte e si procura una seconda attestazione visto che ne aveva già una? Perché la prima era falsa”.

VILLA DI LETTOMANOPPELLO

Il secondo punto in questione riguarda la villa di Lettomanoppello, che secondo l’accusa rappresenterebbe il frutto delle corruzioni: “Quale imprenditore riferendosi al costruttore Cardinale regala due mesi di seguito di lavoro? Tra il costo sostenuto dall’imprenditore e quello pagato dall’ex sindaco c’è una disparità enorme. Cardinale ha speso 290 mila euro e ne ha incassati 210 mila euro. Per conoscere il vero costo della villa basta fare due semplici moltiplicazioni. E’ evidente –sostiene il Pm Varone -, che Cardinale a D’Alfonso ha regalato un fiume di denaro”.

 AREA DI RISULTA

Sull’area di risulta il Pm Varone, concentra la sua accusa sul secondo bando di gara definendolo a “a quattro mani”:

“Se si esamina attentamente il bando di gara – dice Varone -, si capisce che c’è un’offerta incentrata sulla gestione di 600 parcheggi. Dalla scheda tariffario e si comincia a capire che anche gli accessi alla ZTL sono a pagamento”. Il pm si chiede: “ Perché solo Toto partecipa? Secondo il pm la risposta si trova tra le carte di Leombroni : “ è stato un bando scritto a quattro mani fra Toto e i pubblici ufficiali del Comune. Da Leombroni vennero sequestrati documenti che erano quasi la fotocopia dell’allegato 2 del piano economico e finanziario”. Poi si sofferma anche sui rapporti tra D’Alfonso e l’imprenditore Toto: “La famiglia Toto è interamente al servizio del sindaco a Toto si chiede e Toto dà. L’atteggiamento di D’Alfonso, è strategico perché fino a quando la procura non ha acquisito i documenti lui ha negato i viaggi: non può accettare questo fiume di denaro da un imprenditore amico”. Il pm Varone, continua affermando: “Il sindaco non ha avuto disagio nel dire che quando viaggiava con Toto non portava con sé neppure dieci euro”.

APPALTO CIMITERI

Varone inizia ad elencare una serie di anomalie riguardante il project financing sui cimiteri quello da 18 milioni di euro, che si aggiudicò l’impresa De Cesaris.

“Questa è stata una gara con vincitori già designati. Si sono regalati soldi ai due consulenti per non fare nulla, quei consulenti venivano pagati perché dovevano portare a compimento il piano, perché dovevano chiudere gli occhi. Questa è un’altra delle mille mistificazioni compiute da quella amministrazione”.

EUROPA PROSSIMA E FONDI ALLA MARGHERITA

Anche sulla questione di Europa Prossima ed i fondi alla Margherita il Pm Varone, ci va giù pesante: “D’Alfonso ha sempre avuto denaro in nero – dice il pm – , la lista Dezio non costituisce l’inizio delle tangenti per D’Alfonso perché tutto era iniziato nel 2004. Nel 2006, poi con la fusione del partito, imprenditori come Di Properzio, De Cesaris, Costantini scompaiono  e solo apparentemente non danno più nulla.”  Su Europa Prossima, Varone afferma: “ Tutti sanno che Europa Prossima, è stata una creatura di Luciano D’Alfonso, tutti hanno avuto paura di pronunciare questo nome”.

Processo Housework, Varone: “Il sindaco che pagava sempre in contanti” ultima modifica: 2012-12-04T19:12:02+00:00 da Rita Consorte