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Caro bollette e alimentari, Confcommercio Abruzzo: fino a 1.200 euro in più per famiglia

Confcommercio Abruzzo lancia l'allarme: nel 2026 le famiglie potrebbero spendere fino a 1.200 euro in più all'anno

da Marina Denegri

Gianmarco Giovannelli

REGIONE – Bollette, carburanti e prodotti alimentari continuano a pesare sul bilancio delle famiglie abruzzesi. Secondo le stime illustrate da Confcommercio Abruzzo, nel 2026 ogni nucleo familiare spenderà mediamente tra i 1.000 e i 1.200 euro in più rispetto all’anno precedente a causa dell’aumento dei costi energetici e dei beni di prima necessità.

A lanciare l’allarme è il presidente di Confcommercio Abruzzo, Giammarco Giovannelli (nella foto), che chiede interventi urgenti e strutturali per contenere il caro energia, sostenere imprese e famiglie e favorire investimenti nelle fonti rinnovabili, nelle reti e nelle infrastrutture energetiche.

Secondo le analisi dell’associazione, i rincari delle bollette potrebbero raggiungere il 34%, mentre la crescita del costo della vita continua a incidere sui consumi delle famiglie. Casa, energia, trasporti, assicurazioni e altre spese obbligate assorbono ormai una quota sempre più elevata del reddito disponibile, riducendo la capacità di spesa per beni e servizi considerati non essenziali.

A preoccupare sono soprattutto i dati relativi al carrello della spesa. In Abruzzo l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari viene stimato intorno al 24% rispetto al 2025. Per una famiglia con due figli, la spesa aggiuntiva annuale può arrivare fino a 1.200 euro.

Negli ultimi cinque anni, sottolinea Confcommercio, il costo della spesa quotidiana è aumentato sensibilmente. Tra i prodotti che hanno registrato i rincari più consistenti figurano il caffè (+51%), l’olio extravergine d’oliva (+47%), i pomodori (+45%), patate e riso (+44%) e le uova (+43%).

Incrementi che non riguardano soltanto gli alimenti. Rispetto a cinque anni fa, il prezzo del caffè al bar è cresciuto del 21%, quello della benzina del 12,7%, mentre aumenti si registrano anche nei trasporti pubblici, nei servizi alla persona e nelle prestazioni sanitarie.

Secondo Giovannelli, sempre più famiglie sono costrette a modificare le proprie abitudini di consumo, scegliendo prodotti meno costosi o rinunciando a spese considerate superflue come libri, cinema, ristoranti e attività ricreative. Una situazione che non interessa più soltanto le fasce economicamente più fragili, ma coinvolge in misura crescente anche il ceto medio.

L’allarme riguarda anche il tessuto imprenditoriale. Le imprese del commercio, del turismo e della ristorazione rischiano infatti di dover sostenere costi energetici sempre più elevati, con ripercussioni sulla competitività e sugli investimenti.

Confcommercio chiede quindi una strategia nazionale capace di sostenere il commercio di prossimità e contrastare la desertificazione commerciale, soprattutto nei piccoli centri, dove le attività economiche rappresentano un presidio fondamentale per l’occupazione, la socialità e la qualità della vita.

«Il vero rischio – conclude Giovannelli – è la perdita di fiducia da parte delle famiglie e delle imprese. Quando i consumatori rinviano gli acquisti e gli imprenditori smettono di investire, l’intero sistema economico si indebolisce».