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Setak in concerto alla casa famiglia “Il Samaritano” Pescara

da Redazione
setak

Setak – ph Francesco Scipioni

PESCARA – Giovedì 30 novembre, alle ore 17:30, alla vigilia della Giornata Mondiale per la lotta all’AIDS, la Fondazione Caritas Onlus, organo strumentale della Caritas diocesana che gestisce la struttura di Pescara, vuole regalare ad accolti e operatori della casa famiglia “Il Samaritano”, un momento di convivialità e gioia attraverso la musica del cantautore abruzzese Setak, nella delicatezza di un concerto intimo e riservato.

Un momento di comunione e solidarietà nelle celebrazioni della giornata in programma il 1° dicembre, che rafforza il messaggio di lotta allo stigma verso chi è affetto da HIV/AIDS e che permette di tenere alta l’attenzione su una malattia ancora troppo diffusa che, nel mondo, ha colpito più di 36 milioni di persone e che sta tornando ad essere un problema soprattutto tra i più giovani.

La casa famiglia “Il Samaritano” dal 1999 a Pescara, ed unica struttura in Abruzzo, accoglie persone con HIV/AIDS che oltre la malattia vivono particolari condizioni di fragilità sociale, economica e relazionale. Presso la struttura sono accolti uomini e donne inviati da diversi distretti sanitari nazionali.

“Ringraziamo Setak che sin da subito ha dimostrato grande sensibilità e disponibilità – dice Corrado De Dominicis, direttore della Caritas Diocesana di Pescara-Penne. Questa sarà una bellissima occasione da vivere insieme ad i nostri accolti, godendoci ogni istante fatto di musica e parole. Come Caritas da diverso tempo siamo attenti ad offrire, tra gli altri interventi sul territorio, iniziative artistiche e culturali agli accolti delle nostre strutture, perché l’incontro con arte e bellezza è un elemento essenziale per la qualità della vita e i percorsi di riscatto”.

“Sono molto contento di partecipare a questa iniziativa, queste sono realtà che è facile dimenticare perché non fanno rumore, portano avanti un impegno quotidiano che gode della mia più grande stima – dice Setak. Quello che possiamo fare noi dal di fuori è cercare di sensibilizzare sempre di più le persone riguardo a quello che si fa in queste strutture, fare in modo che l’attenzione resti alta perché spesso questo tipo di lavoro finisce facilmente sotto un cono d’ombra, in una zona grigia. Spero che il fatto di avermi scelto per questa iniziativa sia in futuro l’inizio di un rapporto più continuativo. Gioia e dolore spesso si intrecciano in maniera imprevedibile, ed è lì dove si incontrano che mi piace farmi trovare”.

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