Viaggio musicale con il Mediterranean DJ Set. Ciminiera: “proporre il libro in un contesto differente dalla solita presentazione”

le rotte della musica - copertinaSAN SALVO (CH) – Venerdì 25 settembre 2009, alle 22.00, Fabio Ciminiera propone il Mediterranean DJ Set al Beat Café di San Salvo Marina: un viaggio musicale attraverso stili diversi e interpreti provenienti dalle tante nazioni che si affacciano sulle coste del Mediterraneo.

Suoni e strumenti tradizionali, jazz ed improvvisazione, musica di contaminazione. Il Mediterraneo offre una varietà di suoni e linguaggi espressivi incredibilmente ampia e trasversale, aperta alle combinazioni più intriganti. Un vocabolario sonoro arricchito dalla stratificazione di linguaggi, avvenuta con costanza nei secoli, grazie agli incontri e agli scontri tra popoli e culture. Le sonorità si rincorreranno in un continuo gioco di sponda dal jazz alle tradizioni popolari: il percorso della serata incontrerà musicisti come Paolo Fresu e Mor Karbasi, Horace Silver e Rabih Abou Khalil, Dhafer Youssef, Jimmy Smtih e Abaji.

L’idea del Mediterranean DJ set nasce intorno alla recente uscita de “Le rotte della musica”, libro realizzato da Fabio Ciminiera sui musicisti e i suoni del Mediterraneo e pubblicato da Ianieri Edizioni. Protagonisti del volume sono ottanta tra musicisti ed operatori del settore che vivono e lavorano nelle diverse realtà della regione. Un racconto corale che attraversa generi e generazioni, un affresco sfaccettato e vitale, sempre in movimento.

Abbiamo intervistato l’ideatore del progetto e del libro, Fabio Ciminiera:

Fabio Ciminiera - foto Andrea BuccellaCi ha prima accennato a proposito del viaggio musicale che verrà proposto al BeatCafè… cosa può aggiungerci?

Il Mediterranean DJ Set è nato sull’onda del lavoro fatto per il libro Le rotte della musica, pubblicato nel maggio scorso per Ianieri Edizioni. L’idea è quella di proporre il libro in un contesto differente dalla solita presentazione e, quindi, in prima battuta, la selezione dei brani ha guardato agli artisti e alle atmosfere presenti nel libro: jazz e suoni etnici, musicisti dell’area mediterranea. Nel corso dell’estate, la selezione ha preso via via una fisionomia sempre più definita: al nucleo di partenza si sono affiancati i temi celebri e i ritmi vivaci del jazz degli anni ’60 e le sonorità dell’organo Hammond. Come i jazzisti, cerco di improvvisare, di scegliere i brani a seconda delle atmosfere e la scaletta permette sia di ballare sia di ascoltare la musica: la cosa che mi fa più piacere è che, ogni volta, c’è qualcuno che si avvicina alla consolle, spiazzato e affascinato dai suoni che ascolta, e prende appunti sui brani e sugli autori che propongo.

Come hanno collaborato musicisti ed operatori del settore al progetto editoriale?

Bene, addirittura oltre le mie stesse aspettative. Nel libro sono i protagonisti a parlare in prima persona, attraverso le domande che ho rivolto loro: la partecipazione degli ottanta personaggi presenti è stata semplicemente fondamentale. La caratteristica comune ai musicisti e agli operatori che ho selezionato è quella di aver cercato di oltrepassare i confini imposti dalle proprie tradizioni, di aver seguito curiosità e voglia di mettere in relazione generi e sonorità: ho giocato, se si vuole, anche con il significato traslato della parola mediterraneo, come punto di incontro tra tradizioni e personalità. Le rotte della musica è il racconto corale che nasce dal confronto delle diverse voci: ovviamente c’è un percorso, logico e cronologico, che lega gli interventi. Si parte dall’inizio del novecento con Django Reinhardt per arrivare alle esperienze di oggi: una staffetta realizzata a partire dai tanti punti di vista, dalle esperienze, dagli incontri e dai lavori dei musicisti. Il libro è corredato dalle fotografie scattate da Andrea Buccella a molti dei protagonisti del racconto.

Jazz Convention si può definire un vero e proprio portale di informazione sul Jazz o quale funzione primaria si propone?

Jazz Convention (www.jazzconvention.net) raggiungerà l’anno prossimo il traguardo dei dieci anni di attività e, all’inizio dell’estate, ne abbiamo rivoluzionato l’aspetto grafico e sostanziale proprio nell’ottica di seguire, nella migliore maniera possibile, la multimedialità e i nuovi sviluppi delle tecnologie web. L’idea del webmagazine è quella di informare su quanto accade nel jazz in Italia: al racconto “tradizionale” fatto di articoli e recensioni abbiamo affiancato i reportage video e le interviste audio. Jazz Convention è nato a Pescara, da un progetto di Marco Di Battista, ma ormai ha collaboratori sparsi in tutta Italia e il lavoro di questi anni è apprezzato, come testimoniano il credito di cui gode il magazine a livello nazionale sia presso gli organizzatori delle rassegne che presso i musicisti.

Un giudizio sulla rassegna estiva di quest’anno del Pescara Jazz Festival e qualche suggerimento per le prossime stagioni.

Sono ormai tre anni che collaboro in modo attivo al festival, il mio giudizio è ovviamente quello di chi vive dall’interno una rassegna così importante per la scena italiana e per la nostra città. Anche quest’anno il festival, nonostante la crisi e le difficoltà, è riuscito a proporsi secondo il proprio stile: questo testimonia la forza della rassegna. Il suggerimento voglio rivolgerlo alle varie amministrazioni perché siano vicine alle tante manifestazioni presenti e – come Pescara Jazz, ma non solo – importanti a livello nazionale: bisogna comprendere che una rassegna culturale può e deve essere un volano per il turismo, può connotare in maniera decisiva un territorio. Si tratta di mettere a sistema le tante potenzialità, ma il discorso potrebbe portare lontano.