Sindaco San Salvo: commercio, riflessione sulle nuove norme regionali

Richieste regole certe per tutti; no alla logica della liberalizzazione selvaggia.

SAN SALVO – Il sindaco di San Salvo Gabriele Marchese torna con decisione sulle nuove norme sul commercio , in discussione alla Regione, sostenendo che queste hanno bisogno di una grande attenzione e che i suoi interventi  sono solo spunti di riflessione su un argomento vitale per il commercio.

Ha affermato il sindaco:

Le polemiche di questi giorni con la Regione non devono servire ad eludere i problemi sul tappeto ma si ha  necessità di stabilire regole certe per tutti e di non lasciar passare la logica della liberalizzazione selvaggia.
La chiusura domenicale e festiva deve essere attentamente vagliata in raccordo con l’intero territorio e con le disposizioni delle Regioni limitrofe.

Il commercio a San Salvo soffre la concorrenza degli esercizi ubicati nella Regione Molise e con queste si deve confrontare. Le disposizioni approvate dalla 4° Commissione regionale prevedono che, passati 24 mesi dall’entrata in vigore della nuova legge, i sindaci possano autorizzare l’apertura per 40 giorni domenicali o festivi nell’anno. Ciò pone il Centro Commerciale “Insieme” in una posizione di netto svantaggio rispetto al vicino Centro Commerciale, indipendentemente da quanto sostenuto dal presidente della IV Commissione della Regione Abruzzo.

Altra questione importantissima è la previsione, all’interno delle nuove disposizioni, che per un periodo di 24 mesi non sono consentite richieste di autorizzazione di apertura di grandi superfici di vendita; sono fatte salve le richieste presentate prima dell’entrata in vigore della nuova legge sul commercio. È del tutto evidente che chiunque, da oggi fino all’entrata in vigore della legge, può presentare richiesta di autorizzazione per una grande superficie di vendita la quale, tra l’altro, deve essere esaminata entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge stessa.

Tale previsione non appare sufficiente a bloccare le autorizzazioni per la grande distribuzione. Nelle aree artigianali e industriali, infine, può essere effettuata la vendita al dettaglio di prodotti non realizzati dalle aziende insediate. La norma dovrebbe essere attentamente vagliata in quanto il rischio è che imprese artigianali e industriali potrebbero optare per insediamenti commerciali senza eccessivi oneri. Ciò comporterebbe una diminuzione consistente della produzione nel territorio. È bene quindi che su questi argomenti si sviluppi il più ampio dibattito perché dalla discussione possano concretizzarsi idee e suggerimenti utili alla riforma del commercio e quindi all’intera categoria dei lavoratori addetti a questo settore