Piccoli gesti romantici in città: “Cent’anni d’amore” mostra fotografica a Pescara

mostra2Tanti ricordi nei suoi cent’anni vissuti a Pescara. Con una mostra fotografica corredata da estratti di poesie d’autore e lettere d’amore, la gioielleria Pace vuole festeggiare con la cittadinanza pescarese e non solo questa importante tappa della propria storia.

Di seguito riportiamo il comunicato stampa arrivato in redazione:

Pescara, 14 giugno 2009 – È arrivata nel capoluogo adriatico quando al posto del complesso del Circus c’erano poche case, e si è adattata alle difficoltà della seconda guerra mondiale sopravvivendo con tenacia e soprattutto amore per il lavoro: la gioielleria Pace saluta Pescara nel suo centenario di vita con una mostra di racconti fotografici a cui hanno partecipato i pescaresi stessi. Grazie ad un’operazione in co-marketing sarà possibile ammirare la mostra “1909-2009 – Cent’anni d’amore” da oggi domenica 14 a domenica 21 giugno, presso il Plaza Café, in piazza Sacro Cuore 54, con ingresso libero dalle 9 alle 23.

Ieri sera la mostra è stata inaugurata da un vernissage insieme ad amici, conoscenti e clienti della gioielleria che hanno raccolto centinaia di foto scattate negli ultimi cento anni e le hanno portate a Raffaele Pace, nipote del fondatore e attuale gestore del negozio insieme a sua moglie Giuliana e con la collaborazione di sua figlia Antonella. La mostra è nata proprio così, basandosi su una selezione di queste foto e lettere d’amore e ricordando i momenti più emozionanti degli ultimi cento anni, dalle hit parade romantiche, a estratti di brani e poesie d’autore, a fotografie che ritraggono una Pescara in bianco e in nero. Gli ospiti ieri sera sono stati accolti dall’accompagnamento musicale del chitarrista Francesco Ciancetta e da una degustazione di prodotti tipici abruzzesi raffinati, curata dallo staff del Plaza Cafè, con l’esordio dei Fusilloni con tiepida di miele aromatizzata al peperoncino e sfoglie di pecorino.

Una serie di iniziative di marketing non convenzionale ideate e realizzate dalla compagnia di comunicazione Ad.Venture accompagnerà la mostra durante questa settimana: ad esempio verranno distribuiti messaggi d’amore nel centro di Pescara, anche con piccoli scherzi innocenti e…appiccicosi alle auto parcheggiate.

«Riteniamo il nostro un grande traguardo, che interessa ormai quattro generazioni – spiega Raffaele Pace – Ricorrenze, matrimoni, anniversari: è sempre un gesto d’amore o d’amicizia a portare qualcuno in una gioielleria, avvolto da una sorta di energia positiva di cui le quattro mura si impregnano. Con il nostro gesto d’amore, intendiamo restituire questa energia alla città».

È difficile quantificare la data esatta in cui nonno Raffaele Pace aprì la sua oreficeria a Popoli, ma senz’altro si parla della fine del 1800. Quando scomparve prematuramente, nel 1931, i suoi due giovanissimi figli Angelo (nato nel 1909) e Maria (nata nel 1914) presero in consegna il testimone: la vocazione spiccatamente imprenditoriale di lui e la tenacia e il gusto di lei permisero all’attività di prendere una direzione prettamente commerciale, assecondando le tendenze e proponendo ai pescaresi il meglio dell’oreficeria italiana. La gioielleria si trasferì infatti a Pescara in corso Vittorio Emanuele, nei pressi dello storico negozio di macchine per scrivere Rendine in cui Angelo conobbe la sua futura moglie, Tonina, studentessa di dattilografia. Angelo, Tonina e Maria affrontarono la crisi portata dalla seconda guerra mondiale puntando sul commercio del metallo visto che l’oro era stato bandito dal governo fascista, quasi precorrendo, così, la moda degli attuali gioielli in acciaio. L’atmosfera in cui sono cresciuti i loro figli (Raffaele e le sue due sorelle Ester (Rinetta) e Pina) è stata di fiducia e collaborazione, tanto che con i dipendenti e i fornitori del negozio si è radicato un profondo rapporto di stima e affetto che dura tuttora. La laurea in Economia e Commercio e l’inizio della carriera da insegnante non ha distolto Raffaele junior dal lavoro in negozio, finché negli anni ‘80 non ha scelto di dedicarsi interamente all’azienda famigliare.