Pescara, Ugo La Malfa: “Lo statista, il politico e l’economista”

Ugo La MalfaIl convegno,organizzato dalla Società Operaia di Mutuo Soccorso di Castellammare Adriatico,  ha dato il via al ciclo di conferenze sui Padri fondatori della Repubblica

PESCARA – Si è svolto sabato a Pescara un Convegno dedicato alla figura di Ugo La Malfa, organizzato dalla Società Operaia di Mutuo Soccorso di Castellammare Adriatico . Con tale incontro è stato inaugurato  , nei locali della Società stessa , il ciclo di conferenze sui Padri fondatori della Repubblica.Al dibattito sono intervenuti il presidente della Società di Mutuo Soccorso Vittorio Bonetti, l’avv. Loris Di Giovanni e la storica Alice Griselli.

La Dottoressa Alice Griselli, studiosa repubblicana con alle spalle due tesi di laurea sullo Statista Repubblicano (la prima conseguita presso la facoltà di Scienze Politiche “C. Alfieri” di Firenze dal titolo: “La formazione politica di Ugo La Malfa e l’ideale europeista”, la seconda conseguita presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Ateneo pisano dal titolo: “Note biografiche di Ugo La Malfa”), ha  tracciato un breve profilo storico-politico.

Analizzati alcuni momenti della vita politica dello statista repubblicano partendo dall’esperienza Veneziana e l’incipit dell’impegno antifascista alla “scuola politica e morale di Amendola”, ai rapporti intessuti alla Comit .Sottolineato il periodo dell’impegno antifascista nel Partito d’Azione. Si è ricostruito  il percorso che portò La Malfa ad aderire al Partito repubblicano, dopo la scomparsa del Partito d’Azione, che rimase per lui un lutto non più ricomposto. Evidenziate le grandi  riforme  di La Malfa nel VI e VII Governo De Gasperi  ed in particolare la Liberalizzazione degli scambi del 1951. Esaminato anche il decennio 1953-1962  con una puntualizzazione  sui rapporti di La Malfa con gli altri partiti, nel tentativo di realizzare quella “terza forza” laica a cui il leader repubblicano pensava già fin dai tempi della guerra. E’ stato attribuito ampio spazio ai rapporti di La Malfa con la Dc e con i socialisti di Nenni. Seppur a grandi linee è stata tracciata  la visione economica di La Malfa, prendendo in analisi  la Nota aggiuntiva al bilancio proposto per il 1963, che La Malfa presentò al Parlamento il 22 maggio 1962 in occasione della Relazione generale sulla situazione economica del Paese nel 1961, che avrebbe dovuto costituire le fondamenta per un nuovo tipo di Stato moderno d’impostazione rooseveltiana e keynesiana,purtroppo mai realizzato

Ugo La Malfa per molti era lo Stato, la Repubblica, come ricordava dalle colonne di “La Repubblica” Eugenio Scalfari il 29 marzo del 1979, giorno della morte del leader repubblicano, in Requiem per La Malfa.  Nella lunga carriera politica di La Malfa i punti di riferimento costanti furono indubbiamente l’Europa, il Mezzogiorno, e la sinistra. Nel suo pensiero era costante il riferimento all’arretratezza del meridione, allo “sfasciume” di Giustino Fortunato, “carico di miserie, di ingiustizie, di frustrazioni e di speranze”; parlava della Sicilia come una terra immobile ed immutabile, decaduta, fuori dal tempo e dagli eventi moderni. La Malfa e i repubblicani tentarono di dare vita a una terza forza di centrosinistra indipendente dai democristiani e dai comunisti, per costruire le fondamenta di un nuovo tipo di Paese: laico, democratico, europeo, caratterizzato da maggior equilibri tra Nord e Sud, tra Stato e partiti, in grado di attuare le grandi riforme economico-sociali già espresse nei sette punti programmatici del Partito d’Azione. Una “terza forza”, laica e progressista, un partito di stampo europeo capace di mediare e di far accordare tra di loro i due grandi blocchi di massa, i democristiani di De Gasperi e i socialcomunisti di Togliatti e di Nenni.

La terza forza non era per La Malfa né una sommatoria di partiti alla ricerca di uno spazio tra i grandi, né la risposta difensiva nei confronti della “cittadella assediata” della democrazia: era ridurre la frammentazione dei laici, che acuiva il vuoto a sinistra, quando Pci e Psi si erano irrigiditi in un’opposizione di sistema. Nel progetto politico di dare vita ad una terza forza trovò un aiuto in Pannunzio e negli amici de “Il Mondo”; partecipò molte volte agli incontri organizzati dal settimanale. Il Partito repubblicano – ricorda Scalfari – era il luogo necessario per svolgere un’azione politica diretta nel Parlamento, nelle istituzioni politiche, nel governo. Ma aveva bisogno, Ugo, di un altro tipo di riferimento, che in realtà era fuori dal partito e che fu allora quel gruppo che si raccoglieva intorno al settimanale ‘Il Mondo’. Questi furono i suoi due punti di riferimento, così diversi, perché uno era un giornale, quasi un club, e l’altro era un partito che, pur essendo piccolo, pur avendo una diffusione a macchia di leopardo, aveva tuttavia una presenza popolare. Si è parlato spesso, a sproposito, del pessimismo di Ugo La Malfa, paragonato ad un profeta di sventure; alcuni lo videro addirittura come una “Cassandra politica”, che senza sosta avvertiva e ammoniva gli italiani che la mancata riforma delle strutture del governo e dell’economia avrebbe portato al collasso politico, economico e morale del Paese. In realtà il suo pessimismo derivava dalla chiara consapevolezza degli eventi italiani; conosceva bene e denunciava senza indulgenza e remore alcune debolezze strutturali e storiche della società italiana. Giudicava troppo fragile la democrazia italiana, assai debole la coesione della società civile e temeva che un eventuale fallimento dei partiti democratici avrebbe aperto la strada al ritorno di quella che Giustino Fortunato chiamò la “vecchia Italia”. Anche questo sentimento lo accompagnò sino alla fine. Assegnava ai partiti una funzione di collante del tessuto democratico, una sorta di missione “pedagogica” nei confronti degli egoismi, dei particolarismi, delle spinte centrifughe che si manifestavano nella società.