Pescara, ‘Promemoria’ di Travaglio per non dimenticare da chi siamo governati

Ieri sera al Teatro Massimo lo spettacolo di Marco Travaglio che ha raccontato la storia d’Italia degli ultimi anni

PESCARA – Dopo Vasto nel luglio scorso, Marco Travaglio è tornato a far visita agli abruzzesi ieri sera con il suo spettacolo Promemoria al Teatro Massimo di Pescara.

La rappresentazione s’è avvalsa del contributo musicale di Valentino Corvino, che insieme a Fabrizio Puglisi ha dato vita sul palco a una sorta di dj set, alternando la musica a documenti audio, con le voci di grandi personaggi come Martin Luther King, Ghandi e Paolo Borsellino; il tutto curato dalla regia teatrale di Ruggero Cara.

Marco Travaglio, cronista de “Il fatto quotidiano”, “Vanity fair” e “L’espresso”, è presente ogni giovedì in qualità di ospite-opinionista all’interno della trasmissione di Michele Santoro, “Annozero”. Personaggio scomodo, ha subito più volte tentativi di censura, ma finora è sempre riuscito a scongiurarli.

Per non dimenticare chi ci governa, Travaglio ha illustrato un ‘Promemoria’ lungo tre ore e mezzo che ha immobilizzato il pubblico che gremiva la sala del Teatro Massimo, attento e mai scomposto se non per applaudire o per ridere. Con la sua pungente ironia, sdrammatizzando un pò il baratro in cui va precipitando l’Italia dei nostri giorni, il giornalista torinese ha presentato un monologo sull’Italia della Seconda repubblica dal suo punto di vista assai poco tenero, arricchito da una fedele ricostruzione dei fatti, dei nomi, dei processi e delle intercettazioni che rappresentano le origini e la storia del  ‘cavaliere’ e del suo gruppo di amici e collaboratori.

La prima Repubblica muore affogata nelle tangenti, la seconda esce dal sangue delle stragi, ma nessuno ricorda più niente

Inizia il suo racconto  Travaglio,continuando:

La storia è maestra, ma nessuno impara mai niente. Avanti il prossimo: se non vi sono bastati Andreotti, Craxi e Berlusconi, ora magari arrivano Lele Mora e Flavio Briatore.

Lo spettacolo poi prosegue  sviluppandosi  in sette momenti, intervallati da musiche eseguite dal vivo e da documenti audio. S’inizia con la storia della classe dirigente degli anni 80′ dove essere corrotti e prendere tangenti era la normalità in contrapposizione alla legalità come eccezione del sistema.

Travaglio racconta  una particolare scena riferita a quando la guardia finanza si presentò a casa di Cirino Pomicino con due tir per prelevare lingotti, pietre preziose e quant’altro era finito sotto sequestro. Parla di Cosa Nostra, degli attentati, in primis quelli contro Falcone e Borsellino, rei di aver fatto incarcerare vari esponenti della mafia, e della scesa in campo politico di Silvio Berlusconi.

Dalle alterne fortune degli albori politici alle leggi ad personam, dalle richieste pressanti della mafia fino ai voltagabbana di alcuni esponenti della sinistra al governo, quali Massimo D’Alema, Fausto Bertinotti, Walter Veltroni, e altri dello stesso filone politico.

La sinistra dell’inciucio: le leggi ad personas, il cimicione, la Bicamerale dei ricatti, il ritorno del piano di rinascita della P2, l’impossibilità del cambiamento.

sono le sue parole che nel Quinto quadro continuano illustrando

La bolla delle balle. Cinque anni di regime berlusconiano: bugie, gaffes, vergogne, epurazioni, leggi ad personam, impunità.

Nell’epilogo il giornalista invece, rivolge un pensiero ai giovani che  pur volendo agire non trovano nella classe dirigente delle persone  che li rappresenti e spetta loro solo guardare all’indietro,perciò nomina personalità di spicco  che avevano già previsto tutto: da Enrico Berlinguer a Indro Montanelli, da Enzo Biagi a Norberto Bobbio.

Sono morti che in uno scenario da morti viventi come quello in cui viviamo sembrano più vivi che mai. E se un po’ di speranza rimane, va riposta in quanti non sentendosi più rappresentati da alcun referente politico, fanno politica dal basso, rivendicando i propri diritti e il rispetto della legalità.