Pescara, Processo Housework: “Parla Leombroni”

PESCARA – Ultima udienza dell’anno per quanto concerne il “ Processo Housework”, quello relativo alle presunte tangenti al Comune di Pescara che vede  imputate ben 24 persone tra politici, imprenditori , ex dirigenti comunali e tra i quali   ci sono  l’ex sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso ed  il suo ex braccio destro Guido Dezio.

Ieri mattina, sono comparsi davanti al giudice Antonella Di Carlo, i testimoni dell’imputato Giampiero Leombroni, l’ex direttore dell’area tecnica dei Lavori pubblici al Comune,  accusato di corruzione nell’ambito del project financing per la manutenzione e l’ampliamento dei cimiteri di San Silvestro e Colle Madonna.

Leombroni, deve anche rispondere di turbata libertà degli incanti perché, per l’accusa, avrebbe “ turbato il regolare esito della procedura di  in modo da pilotare l’aggiudicazione della concessione per la gestione e manutenzione dei cimiteri all’ATI di Angelo De Cesaris – Delta Lavori”.

L’ultima udienza dell’anno si è aperta con la rinuncia delle parti alle testimonianze di diversi testi. Non era in aula, neanche l’architetto Antonio Monestiroli, autorevole architetto, che il Comune di Pescara aveva interpellato per ridisegnare l’area di risulta. L’architetto non si è presentato per motivi di lavoro e la presidente Antonella Di Carlo lo ha riconvocato per la ripresa delle udienze, il 9 gennaio. Così come è avvenuto per l’ingegner Pierluigi Carugno, ex dirigente dei lavori pubblici del Comune di Pescara.

Il primo teste ad essere ascoltato è stato un dipendente della Toto Spa, Giacomo Di Giulio, al quale l’avvocato Sciambra  ha chiesto dei rapporti tra Leombroni e l’azienda Toto. “Era un consulente, lo diventò dal giugno 2006”, ha riferito il teste. Dopo questa deposizione lampo entra in aula, l’imprenditore edile campano Raffaele Ferrara, della Rialto costruzioni, aggiudicataria in via provvisoria della gara per il cimitero dei Colli nel 2004.

Con lui si affronta il tema del project financing sui cimiteri ed afferma: “Abbiamo rinunciato per ragioni legate all’economia dell’appalto e alla carenza progettuale – ha detto precisando – la carenza del materiale e il costo era no diverse da quelle che ci aspettavamo e dopo aver parlato con il direttore di lavori e responsabile del Comune, abbiamo rinunciato all’appalto senza fare contestazioni al comune e il Comune non avrebbe chiesto penali”.

Le dichiarazioni del Ferrara, vengono confermate da Domenico Ballone, dirigente Comunale per gli impianti sportivi, che nel 2004 si occupò in parte dell’appalto del cimitero dei Colli: “Leombroni mi disse che la ditta rinunciò all’appalto per carenze progettuali – ha dichiarato il teste – infatti all’epoca in Italia ci fu una grossa carenza nell’approvvigionamento del ferro”.

Anche il teste successivo Roberto Di Matteo, dirigente settore opere pubbliche conferma dell’antieconomicità, in merito all’appalto del project financing sui cimiteri ed afferma: “in merito a quell’appalto si riscontrarono grosse carenze nelle armature dei pali di fondazioni, armatura minima di legge che non venne rispettata. Se ci fosse stata una ditta più agguerrita avrebbe potuto rimarcarlo e approfittarne per rendere più conveniente l’appalto”.

L’udienza dopo alcune deposizioni di alcuni testimoni, si anima con le dichiarazioni spontanee dell’ex direttore dell’area tecnica dei Lavori pubblici del Comune di Pescara, ai tempi dell’amministrazione di D’Alfonso.
Leombroni ha dichiarato: Ecco perché quell’appalto non andò av “era un progetto che proveniva dalla vecchia gestione comunale “, ha detto l’ex dirigente, “abbiamo rinunciato per ragioni legate all’economia dell’appalto e alla carenza progettuale. “Vidi Ferrara due volte, – continua Leombroni -, la prima nella primavera 2004 Ferrara venne da me con il Rup Di Febo e mi fecero presente dell’evidenza sia di una difficoltà realizzativa del loculario, quanto a il prezzo del ferro – ha riferito l’ex dirigente – ma soprattutto ad alcune manifatture per la realizzazione dei loculi, previsti con un telaio di cemento armato che Ferrara pensava di realizzare con strutture prefabbricati e non direttamente. In più disse che alla visione degli atti disposti a gara, non aveva potuto desumere diversi aspetti esecutivi dell’opera stessa. Mi informai sulla questione, chiedendo valutazioni suppletive all’ingegner Di Matteo, che non apparteneva al settore, ma sapevo di ritorno alla gestione integrata del Comune e gli chiesi di vedere il progetto perché mi ero reso conto che dimensionamento dei pali di fondazione e l’armatura non mi sembravano confacenti con la mia conoscenza e i valori minimi del ferro che non erano stati raggiunti. Di Matteo confermò i miei dubbi e decidemmo di valutare se modificare la struttura fondale o rinunciare ai pali: facemmo così un sopralluogo, da cui emerse che i pali non si potevano togliere senza mettere a rischio la scarpata in caso di pioggia.

In quell’occasione mi resi conto in che condizioni era il cimitero, non c’era spazio per tumulare i morti che gli operai facevano a mano e in modo tale che mi diede i brividi, non c’erano servizi igienici e presto non avremmo più avuto spazi per tumulare”. Leombroni, continua nella sua deposizione ed afferma di aver rivisto Ferrara per la seconda volta: “Mi disse chiaro e tondo che non era in condizione di andare avanti senza che facessimo perizia per fare fronte economicamente a tale interventi. L’appalto prevedeva la realizzazione di 4000 loculi al costo di meno di 400 euro l’uno. C’era qualcosa che non funzionava e ne ebbi la consapevolezza leggendo il progetto, per questo orientai il Rup, ma rendendomi conto della sua carente conoscenza della legge 109, gli dissi che era opportuno uscirne, per dirimere questa vicenda. Inoltre stava maturando l’idea di fare una finanza di progetto perché rispetto alle 100 e più opere pubbliche previste e con intervento di patto di stabilità, c’era necessità di favorire le opere “calde” realizzate con proventi dei privati e destinare quelle risorse a opere che altrimenti l’amministrazione pubblica non avrebbe potuto fare, come le scuole.

Dopo le dichiarazioni spontanee dell’ingegner Leombroni, il processo è andato avanti con l’ascolto dei testimoni a difesa dell’ex direttore dell’area tecnica fino alla conclusione dell’udienza terminata intorno alle ore 13,00. Ora il processo si ferma per le festività natalizie e riprenderà il prossimo 9 gennaio 2012 quando saranno ascoltati i testimoni dell’imprenditore De Cesaris.