Pescara: le panchine sono tornate…… ma ora si vedono

PESCARA – Il sindaco Mascia comincia a ricevere testimonianze di consenso sulla rimozione panchine in piazza Sacro Cuore e nuova sistemazione delle stesse. Uno dei manifestanti contro l’intervento dell’amministrazione comunale si è ricreduto ed ha incontrato il primo cittadino.

A tale proposito Mascia ha detto:

appena qualche sabato fa il signor Antonio Cicalini era in piazza Sacro Cuore a Pescara per manifestare la propria critica in merito alla decisione dell’amministrazione comunale di rimuovere le panchine situate in mezzo ai giardinetti. In quell’occasione ho rassicurato lo stesso signor Cicalini che le panchine sarebbero tornate, seppur in una diversa dislocazione, e ora che il provvedimento amministrativo è stato attuato l’amico Antonio è venuto in Comune personalmente per regalarmi una maglietta dedicata agli emigranti italiani, un modo per suggellare un rapporto sicuramente fatto di reciproca stima.

Ha ricordato il sindaco:

h0 conosciuto l’amico Cicalini qualche settimana fa, un sabato, quando sono andato a salutare quei consiglieri comunali e quei cittadini che stavano partecipando a un momento di confronto democratico esprimendo una critica per la decisione dell’amministrazione comunale di rimuovere le panchine situate tra i giardini di piazza Sacro Cuore , una decisione in realtà nata da una contingente situazione di disagio non più sopportabile, con decine e decine di fratelli senzatetto, in evidente condizione di disagio, che ogni giorno si accampavano su quelle panchine, di fatto inaccessibili a chiunque altro. In sostanza quelle sedute erano divenute giacigli all’aperto, una condizione inaccettabile per utenti che invece vanno recuperati con progetti ad hoc puntando al loro reinserimento sociale.

Parliamo dunque di una situazione di disagio che si è protratta per sei lunghi anni e alla quale abbiamo voluto dare un freno deciso. Pensando ad un blitz alcuni utenti hanno voluto manifestare, e tra essi c’era Antonio Cicalini che indossava una maglietta nella quale erano riprodotte due immagini: quella dei nostri emigranti italiani al porto di Genova, e quella degli odierni ‘barconi’ della disperazione in cui si rifugiano centinaia di profughi, clandestini, con il sogno di una vita migliore in Italia.

Quello del signor Cicalini, impegnato nel sociale, voleva ovviamente essere un messaggio di solidarietà verso i meno fortunati lanciato all’amministrazione che però già in quell’occasione ha ribadito chiaramente di non voler ‘cacciare’ i nostri immigrati togliendo le panchine, ma piuttosto impegnarci tutti per offrire loro un’opportunità per cambiare vita, restituendo comunque decoro e tranquillità in una piazza divenuta terra di nessuno, abbandonata al degrado per sei anni, una piazza che invece oggi, a tre settimane da quell’operazione, è tornata a essere frequentata dalle famiglie, dai bambini e dagli anziani.

Nei giorni scorsi la stessa amministrazione ha riposizionato sette nuove panchine nella stessa piazza, cinque sul lato sud, due sul lato nord, poste però all’esterno dei giardinetti, sotto la luce del sole nelle ore diurne, e dei lampioni di sera, disposte dunque lungo l’asse di corso Umberto, ben visibili ai passanti, e non nascosti tra i cespugli e il fogliame degli alberi. E Antonio Cicalini, che già nel giorno della protesta aveva espresso parole di apprezzamento per la mia decisione di presentarmi dinanzi al presidio dei cittadini per salutare tutti, ha voluto ringraziarmi per quelle panchine che, come promesso, sono state di nuovo installate in piazza Sacro Cuore. E per farlo mi ha regalato una maglietta identica a quella da lui indossata nel giorno della protesta, con impressi i volti dei nostri emigranti.

Ha detto il signor Cicalini:

il sindaco Albore Mascia ha avuto il coraggio di presentarsi in piazza Sacro Cuore nel giorno della manifestazione e anche di prendersi le nostre critiche, alle quali ha ribattuto difendendo le proprie ragioni. Quel giorno ha dimostrato un coraggio che pochi altri sindaci avrebbero avuto al suo posto. Oggi ho voluto dirgli il grazie di tutti coloro che, come me, lavorano e si impegnano nel volontariato e nel sociale, per aver mantenuto la parola data quel giorno e per aver ripristinato le panchine, per le quali è però stata studiata una dislocazione sicuramente migliore e più opportuna.