Orchestra Sinfonica Abruzzese: I Concerti per pianoforte di L.V. Beethoven

Andrea LucchesiniPESCARA – Per la 47ª Stagione Concertistica 2012/2013 della Società del Teatro e della Musica, si conclude , con il terzo appuntamento , il ciclo dedicato a I Concerti per pianoforte di L.V. Beethoven. Oggi, 18 marzo alle  ore 21 sul palcoscenico del Teatro Massimo si esibirà l’Orchestra Sinfonica Abruzzese con Massimiliano Stefanelli, direttore e Andrea Lucchesini al pianoforte

Sarà eseguito il seguente programma:

L.V. BEETHOVEN
Concerto per pianoforte e orchestra in mi bem. magg. n. 5 op. 73 “Imperatore”

J. BRAHMS
Serenata in re magg. n. 1 op. 11

Compiuti gli studi musicali al Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma, Massimiliano Stefanelli ha guidato dal 1986 numerose orchestre fra cui la City of Birmingham Symphony Orchestra, l’Orchestra Sinfonica della RAI di Roma, l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, la Montreal Symphony, la Filarmonica di Bonn, la Israel Symphony Orchestra, la English Chamber Orchestra, la Qatar Philharmonic (di cui è stato Direttore Principale), la Spoleto Festival Orchestra, la Charleston Symphony, la Toronto Symphony, l’Orchestra della Fondazione Arena di Verona e l’Orchestra Sinfonica della Fondazione “Arturo Toscanini”.

 Dal 1990 è stato ospite di rinomati Festival internazionali – The Wolf Trap Festival di Washington, Bilbao, e lo Spoleto Festival USA – ottenendo sempre ottimi riconoscimenti, nonché dei più importanti teatri italiani e internazionali fra i quali il Metropolitan di New York, il Teatro di Stato di Bonn, Teatro de la Maestranza di Siviglia, il Bolshoj di Mosca, il Palacio de Festivales di Santander, la Israeli Opera di Tel Aviv. In qualità di assistente di James Levine, Spiros Argiris, Alain Lombard e Yoram David, ha studiato e affrontato gran parte del repertorio classico, romantico e tardo-romantico, sia operistico che sinfonico, principalmente italiano e tedesco, mantenendo un costante rapporto con la produzione contemporanea. Dal 1993 al 1996 è stato Vicedirettore Artistico del Teatro Lirico Sperimentale “A. Belli” di Spoleto e, nel 1996-97, Direttore Musicale della serie di concerti Intermezzi dello Spoleto Festival USA, laboratorio di interpretazione musicale in cui ha diretto, oltre a diversi programmi sinfonici e da camera, una fortunata edizione de La Trahison Orale di Mauricius Kagel e un applauditissimo Falstaff. Attualmente ricopre la carica di Direttore Artistico e Direttore Musicale dell’Istituzione “Fondazioni all’Opera”. Fra le sue interpretazioni, sempre distintesi per originalità e innovazione stilistica, dall’unanime consenso di pubblico e critica, si segnalano soprattutto Norma (inaugurazione del Teatro Massimo “Bellini” di Catania e le celebrazioni per il bicentenario della nascita di Vincenzo Bellini), La traviata (TeLUCCHESINI  photo by Andrea Marchionniatro de la Maestranza di Siviglia), Tosca (Festival di Avenches), la Cenerentola e il Trovatore (Teatro Petruzzelli di Bari). Di estremo interesse si sono inoltre rivelati Andrea Chénier (Teatro Donizetti di Bergamo) e il Don Giovanni con Ruggero Raimondi nello storico allestimento di Giorgio Strehler. Nel 2001 ha inizio una serie di fortunate collaborazioni con Franco Zeffirelli e l’Orchestra Sinfonica della Fondazione “Arturo Toscanini” di Parma che hanno prodotto oltre alla celebre Aida del 2001 (edita in DVD da RAI Trade) anche La traviata splendida dell’anno successivo. Più recentemente il Maestro ha inaugurato le stagioni liriche della Israeli Opera di Tel Aviv con Mefistofele e La traviata, titolo con cui ha inoltre debuttato, per la regia di Graham Vick, con la Birmingham Opera Company alla guida della prestigiosissima City of Birmingham Symphony Orchestra (CBSO). Questa produzione lo ha premiato con l’assegnazione dell’ambitissimo Royal Philharmonic Society Music Award. È stato coinvolto recentemente in un nuovo importante progetto con la Qatar Philharmonic, nonché in una tournée in Giappone di Tosca, Aida e Il trovatore con la regia di Franco Zeffirelli. Ha in progetto nuovi allestimenti del Mosè in Egitto, del Trittico pucciniano e il ciclo completo delle Nove Sinfonie di Beethoven nei teatri del circuito abruzzese.

Formatosi sotto la guida di Maria Tipo, Andrea Lucchesini si impone, giovanissimo, all’attenzione internazionale con la vittoria del Concorso Internazionale “Dino Ciani” presso il Teatro alla Scala di Milano. Suona da allora in tutto il mondo con le orchestre più prestigiose, collaborando con direttori quali Claudio Abbado, Semyon Bychkov, Riccardo Chailly, Dennis Russell Davies, Charles Dutoit, Daniele Gatti, Gianluigi Gelmetti, Daniel Harding, Vladimir Jurowski, Gianandrea Noseda e Giuseppe Sinopoli. La sua ampia attività, contrassegnata dal desiderio di esplorare la musica senza limitazioni, lo vede proporre programmi che spaziano dal repertorio classico al contemporaneo e gli vale già nel 1994 il riconoscimento dei musicologi europei da cui riceve – unico italiano finora – il Premio Accademia Chigiana, seguito l’anno successivo dal Premio “F. Abbiati” ricevuto dalla critica italiana. Andrea Lucchesini ha al suo attivo numerose incisioni discografiche, le prime delle quali risalgono agli anni ’80 per EMI International; successivamente incide per Teldec, e per BMG il Concerto “Echoing curves” di Luciano Berio sotto la sua direzione: è una delle tappe fondamentali di una stretta collaborazione con il compositore, accanto al quale Lucchesini vede nascere l’ultimo e impegnativo lavoro per pianoforte solo, la Sonata, eseguita in prima mondiale nel 2001 e successivamente consegnata – con tutte le altre opere pianistiche di Berio – ad un disco AVIE Records che riceve unanime plauso dalla critica internazionale. A partire dal 1990 il pianista si dedica anche alla musica da camera, realizzando in particolare una stretta collaborazione (anche discografica) col violoncellista Mario Brunello. Si dedica con passione all’insegnamento, attualmente presso la Scuola di Musica di Fiesole, della quale dal 2008 è anche direttore artistico.

 

 

ng fu un vero trionfo: “Il numeroso pubblico era in un stato di tale eccitazione da contentarsi a stento delle consuete manifestazioni di gratitudine e gioia”. A Vienna, invece, fu eseguito l’11 febbraio 1812 con Carl Czerny al pianoforte, ma non riscosse lo stesso successo di Lipsia e fu poco apprezzato dagli ascoltatori. La maggior parte dei critici sostiene che l’appellativo “Imperatore” venne introdotto dall’editore Johann Baptist Cramer probabilmente per evidenziare il carattere solenne e imperioso della composizione. In effetti, rispetto ai precedenti concerti per pianoforte, l’op. 73 presenta una tecnica molto più brillante e virtuosistica che sfrutta il volume sonoro del pianoforte mediante l’impiego di ottave ribattute e alternate. Di conseguenza il pianista viene ad assumere un ruolo in primo piano, contestualmente, però, viene potenziata anche la struttura formale dell’orchestra, che non ha più solo una funzione di accompagnamento ma interagisce attivamente con il solista. Dopo le esecuzioni di Hiller e Liszt, a partire dalla seconda metà dell’ottocento il Concerto n. 5 fu eseguito con sempre maggiore frequenza, fra gli interpreti più celebri si ricordano Hans von Bülow, Anton Rubinstein e più tardi Ferruccio Busoni e Eugène d’Albert.

L’Allegro iniziale si apre con solenni accordi dell’orchestra nella tonalità eroica di mi bemolle maggiore, i quali poi vengono sgranati abilmente dal pianoforte. Dal punto di vista formale la struttura della composizione diventa più rigida e il compositore elimina tutti i momenti improvvisativi del solista, abolisce la cadenza a fine movimento e in partitura scrive: “non si fa la cadenza ma s’attacca subito il seguente”, affidando ad una coda riepilogativa la conclusione del movimento. Nell’Adagio un poco mosso i ritmi marziali si placano e lasciano spazio ad una intensa pausa meditativa, esempio sublime di musica pura. Il brano è collegato direttamente all’ultimo movimento mediante due battute di transizione che danno avvio al Rondò (Allegro), dal carattere grandioso e solenne, dominato da un’incessante verve ritmica che trascina pianoforte e orchestra in un vortice di arditezze tecniche che si placano solo negli accordi finali.