Le nuove prospettive del federalismo fiscale sullo sviluppo socio-economico

L’Accademia d’Abruzzo riflette sul tema d’attualità confrontandosi con economisti e opinione pubblica

PESCARA- La seconda edizione del Convegno di Studi su Federalismo fiscale e lo sviluppo socio-economico è stato il tema cardine del 263° incontro dell’Accademia d’Abruzzo svoltosi venerdì scorso 28 maggio presso la Sala delle Conferenze del Museo d’Arte Moderna “Vittoria Colonna” di Pescara. Argomento di estrema attualità in vista della prossima introduzione del federalismo fiscale non solo sul piano nazionale ma anche per quel che potrà riguardare gli effetti sulla nostra regione è stato eccellentemente affrontato dai docenti dell’Università ‘G.d’Annunzio’ di Pescara-Cheti: la prof.ssa Carmen Pagliari, insegnante di Economia e Teoria dello sviluppo e il dottor Vittorio Carlei, insegnante di Economia Regionale e Federalismo Fiscale. Ha introdotto le relazioni scientifiche il dottor Edgardo Bucciarelli, ricercatore del medesimo ateneo nonché Presidente designato dell’Accademia. Il convegno, patrocinato dall’assessorato alla cultura del Comune di Pescara, ha suscitato grande interesse nel pubblico presente fattosi partecipe di un vivace dibattito al termine delle relazioni degli economisti sui possibili benefici che porterà il federalismo nella nostra terra.

Gli effetti del Federalismo fiscale sullo sviluppo socio-economico in Abruzzo e in Italia è stato il tema centrale del convegno di studi promosso dal Gruppo Giovani dell’Accademia D’Abruzzo in un piovoso pomeriggio pescarese. Si preannunciano anni densi di manovre politiche ed economiche dedite ad attuarlo pienamente nel nostro paese: fin al 2016-2018 si spingono le previsioni delle attuali norme di disegno, dunque una costruzione lenta ma piena di aspettative da parte dei cittadini sul miglioramento dei servizi pubblici e della pressione fiscale, come ha illustrato il dottor Bucciarelli nella sua introduzione.

Concetto complesso e non univocamente definibile è quello del federalismo fiscale» ha precisato la professoressa Pagliari nella sua relazione «ma è più comprensibilmente spiegato attraverso un compromesso tra quello che è e quello che non è; un insieme di obiettivi che si vogliono raggiungere e gli svantaggi che essi comportano. Federalismo inteso anche come possibile trade-off, termine tecnico che in economia indica una scelta tra diverse alternative che comporta una perdita di valore in una a vantaggio di un aumento di valore nell’altra […] o più semplicemente come la combinazione tra due obiettivi ugualmente  desiderabili possiede in sé la caratteristica peculiare di prelievo coattivo di ricchezze tramite tributi e la sua redistribuzione tramite spesa pubblica.

La docente ha proseguito il suo intervento elencando i vantaggi e gli svantaggi del decentramento; tra i primi si possono annoverare la tutela della libertà del popolo che verrebbe coinvolto in maggior misura nell’attività politica e capacità di disciplina  del pubblico tramite mezzi di confronto con amministrazioni limitrofe e mobilità residenziale,nonché  dare voce alle minoranze a livello nazionale e non solo locali. D’altro canto il federalismo potrebbe portare in seno degli effetti avversi quali il fiscal zoning ossia la differenziazione delle giurisdizioni in base al reddito, difficoltà  nell’attuazione di politiche distributive si sussidiarietà orizzontale e danneggiamenti  dell’eccessiva concorrenza fiscale definita dalla Professoressa :

Un processo con cui diversi enti scelgono in modo strategico le variabili fiscali e parallelamente impegnandosi a fornire servizi in grado di massimizzare il benessere collettivo. La concorrenza fiscale può svilupparsi in senso orizzontale (tra enti dello stesso livello che potrebbe indurre singola entità a non cooperare con altra) oppure verticale( tra enti di livello differente che invece potrebbero far sorgere una cooperazione forte con accordi preventivi vincolanti).

In seguito a tale illustrazione semplice e chiarificante del concetto di federalismo fiscale in termini economici, tre sono le domande che sorgono spontanee a cui il dottor Carlei ha provato a fornire una risposta: l’effettivo bisogno per l’Italia di essere o meno un Paese federalista, come e cosa si è realizzato finora pertinente a tale tema d’attualità ma soprattutto quali e quanti benefici porterà tale riforma, ossia ci potrà essere uno sviluppo socio-economico tramite una leva fiscale di siffatta tipologia? Il dottor Carlei ha immediatamente stupefatto pubblico presente in sala  nell’affermare che

il federalismo per natura tende ad andare verso il centro,situazione opposta a quello sperimentata in questi mesi.

Il convegnista ha portato avanti la sua tesi illustrando il rapporto tra federalismo e sostenibilità, definita dal dott. Carlei tramite le parole dell’insigne Gro Harlem Brundtland: lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni (1987).

In tale definizione non ci si riferisce all’ambiente in quanto tale, quanto più al benessere delle persone e di conseguenza anche alla qualità ambientale; si mette in luce quindi un principio etico: la responsabilità da parte delle generazioni attuali nei confronti delle generazioni future.

Due sono le condizioni verificabili:quella inter-generazionale (implica che  la libertà di scelta dell’individuo non venga condizionata)e quella intra-generazionale (implica l’uguaglianza dei punti di partenza e possibilità di realizzazione)

afferma Carlei e continua

La sostenibilità perciò, per convenzione distinta in ambientale e sociale in realtà è una sola in quanto l’aspetto ambientale e sociale devono essere analizzati assieme e non separatamente:sono ugualmente importanti e interdipendenti.

E la risposta alle domande precedenti sulla possibilità dello sviluppo socio-economico  è una sola:l’identità! Se essa è appagata a livello economico,sociale e emozionale in un luogo o società  si abbassa anche il tasso di delinquenza perché risulta più facile fare del male a sconosciuti che ai propri cari. In aggiunta a tale argomentazione sono state analizzate anche le curve del matematico economista Kuznets osservando che a bassi livelli di reddito gli individui sarebbero disposti ad accettare livelli aumentati di disuguaglianza.

Al termine delle relazioni dei due esperti è stato vivace e variegato il dibattito sviluppatosi tra il pubblico partecipante dal quale si è dedotto un timore generale di maggiore impoverimento della popolazione abruzzese già fortemente provata dalla odierna situazione finanziaria e da calamità naturali. Ma i due economisti hanno rassicurato gli ascoltatori esponendo le garanzie che il governo nazionale dovrebbe adottare per non aggravare sulle Regioni meno benestanti non ostacolando il proseguimento di realizzazione di quelle già ben sviluppate e solide. Da non trascurare oltre a ciò, lo stimolo che si avrebbe a massimizzare le rese delle proprie risorse se si gestiscono autonomamente e si diventa in senso lato ‘proprietari’ della propria Regione.

C’è da riflettere dunque, se il timore è quello di diventare più poveri oppure  la competizione, ossia la volontà di mettersi in gioco confrontandosi con entità vicine?