Lambro: situazione grave, ma “sotto controllo”

Pareri discordanti sull’entità del danno; secondo l’Irsa-Cnr inevitabile una ripercussione sull’ecosistema marino anche se gli idrocarburi non giungeranno al Mare Adriatico.

Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, intervenendo ad un vertice con il responsabile dellaProtezione Civile,Guido Bertolaso  e con i presidenti delle province interessate al disastro ecologico, ha confermato che lo sversamento di idrocarburi nel fiume Lambro è “sotto controllo”.

Determinanti sono stati gli interventi tempestivi che hanno consentito di aspirare gran parte del gasolio e dell’olio combustibile  usciti dalle cisterne . Durante l’incontro sono stati presentati i dati del disastro: sono state sversate circa 3.000 tonnellate di materiale, di cui 1.662 di gasolio e il rimanente di olio combustibile, che hanno raggiunto il depuratore di Monza attraverso 4,5 km di fognatura. Dall’impianto di depurazione di Monza sono state raccolte 2.066 tonnellate di miscela di idrocarburi al 59% che equivalgono a 1.250 tonnellate di prodotto sversato recuperato.

L’impianto di Monza, che si era bloccato per questo sforzo straordinario, ha ripreso a funzionare per 1/3 della sua capacità già da giovedì. Sul Lambro sono stati aspirati 800 metri cubi di acqua contaminata con concentrazioni di idrocarburi al 25-30%, ciò significa 250 metri cubi, ovvero 200 tonnellate circa, di materiale sversato. Cinquecento metri cubi saranno conferiti all’ENI per il recupero e gli altri 300 saranno trasferiti in 3 impianti di smaltimento della Lombardia e 1 in Piemonte.

Oltre 250 mila euro sono stati stanziati dalla regione Lombardia al Parco Regionale della Valle del Lambro per l’analisi dei danni ambientali e alle specie e predisporre i primi interventi di risanamento. La Regione ha altresì affidato al parco il coordinamento di tutte le realtà associative e delle guardie ecologiche che dai prossimi giorni presteranno la loro opera dal tratto di Villasanta fino alla periferia sud di Milano, zona Chiaravalle.

Verranno da un lato predisposti interventi per l’immediata salvaguardia dell’ecosistema acquatico con particolare interesse per l’ittiofauna e dall’altro si inizierà già a preparare il campo alla futura bonifica delle aree. Le persone in azione saranno in totale 150, tutti dotati di adeguata competenza, con tre compiti prioritari: ripulire le sponde dai rifiuti nel tratto più direttamente interessato dallo sversamento; predisporre gli accessi dalle strade alle rive del fiume per consentire l’intervento dei mezzi di bonifica; creare le condizioni per cui le sponde siano percorribili dagli stessi mezzi rimuovendo vegetazione e ostacoli che al momento impediscono questi movimenti. Questa azione verrà svolta nella zona di competenza del parco regionale della Valle del Lambro. Nel contempo si procederà alla salvaguardia della fauna ittica: verranno prelevati i pesci presenti nell’area inquinata per reimmetterli in stazioni poste più a monte (a nord di Monza) in habitat adatto. Verranno posizionate anche reti di sbarramento per impedire la discesa dei pesci stessi verso il tratto contaminato.

Il fiume Lambro, secondo gli studi condotti dall’Istituto  di Ricerca sulle acque (IRSA)-CNR è da decenni una delle principali fonti di inquinamento antropico lungo il corso del fiume Po, infatti circa il 30% è il suo contributo al carico totale degli inquinanti che poi vengono veicolati nel mare Adriatico. Negli ultimi anni gli Enti Gestori, preoccupati dal degrado elevato delle acque del Lambro si sono interessati maggiormente del problema attivando vari impianti di depurazione,che avevano fatto recuperare parte della vitalità del corso d’acqua con presenza di fauna ittica, miglioramento della biodiversità nell’ecosistema ed un aspetto visivo più accettabile delle acque.

Quindi si stava andando verso un miglioramento globale della situazione, che lasciava ben sperare per il futuro, mentre oggi il problema dello sversamento nel fiume di una notevole quantità di petrolio e di oli combustibili, avvenuto lo scorso 23 febbraio  fa tornare indietro come se nulla fosse stato fatto. L’Irsa a proposito del disastro avvenuto pensa che siano diversi i problemi che si potrebbero verificare anche se gli interventi messi in atto stanno scongiurando effetti più devastanti sull’ecosistema fluviale  e poi conseguentemente quello marino.

Infatti se la portata del fiume , in queste settimane, grazie al lungo periodo piovoso attenua il fenomeno acuto e può alleviare per la fauna fluviale il danno, a lungo andare si potrebbero accumulare nei sedimenti residui di sostanze inquinanti danneggiando l’ecosistema . Inoltre, l’impatto sul mare Adriatico,che è l’ecosistema recettore finale, secondo L’Irsa-Cnr sarà inevitabile anche se gli idrocarburi saranno fermati prima. Infatti l’interruzione  per alcune settimane del funzionamento dell’impianto di depurazione Alsi di S.Rocco, che serve circa 700000 abitanti,determinerà un carico eccessivo di nutrienti che arriveranno alla foce del fiume Po.

Con l’inizio della primavera sarà facile avere una fioritura di alghe al di sopra della norma, con conseguenze anche sull’ecosistema marino prospiciente la foce del Po.