“Extra Festival Internazionale del Film di Roma”: da mercoledì 9 a Pescara arrivano le pellicole d’autore

PESCARA – A partire da mercoledì 9 dicembre approda una speciale rassegna della sezione Extra del Festival Internazionale del Film di Roma. Teatro delle tre serate dedicate alle pellicole d’autore sarà il Cinema Sant’Andrea di Pescara che proietterà nella prima serata dalle 19 il film “L’Italia del nostro scontento” di Elisa Fuksas, Francesca Muci, Lucrezia le Moli mentre alle 20.45 seguirà la cerimonia inaugurale della manifestazione con una pellicola che narra dei fatti del tragico sisma del 6 aprile. Dal titolo “L’Aquila bella me” di Pietro Pellicione, Mauro Rubeo, finanziato da Valerio Mastandrea e Daniele Vicari è stato realizzato dai ragazzi dell’Accademia dell’Immagine de L’Aquila che stanno già lavorando per il seguito della pellicola.

Questi gli appuntamenti per il 10 ed 11 dicembre:

GIOVEDI’ 10 DICEMBRE

Ore 19.00 Mamachas del ring, BOL, 75 ’(Betty M Park)

Ore 21.00 Life in One Day, PB, 94’ (Mark De Cloe)

VENERDI’ 11 DICEMBRE

Ore 19.00 Fratelli d’Italia, ITA, 90’ (Claudio Giovannesi)

Ore 21.00 Simon Konianski, BEL, CAN, FRA, 100’ (Micha Ward)

L’evento è stato organizzato dall’associazione [085] – Numeri per le Idee , ed è sostenuto dalla Fondazione Pescarabruzzo e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Pescara.

Di seguito riportiamo in sintesi le trame dei quattro film inserite nelle serata di giovedì e venerdì:

MAMACHAS DEL RING – Ambientato negli altipiani delle Ande Boliviane, Mamachas del ring narra la storia di Carmen Rosa la Campionessa, una cholita e una wrestler professionista che lotta per sopravviviere nel mondo esclusivamente maschile del wrestling professionale Boliviano. Nel 2004 Carmen Rosa e` stata al centro di una rivoluzione nel mondo del wrestling. Mai in Bolivia si era vista una donna indigena portare sottoveste e bombetta all’interno del ring: il suo successo e` immediato ed il pubblico l’adora da subito. Assieme a tre altre cholitas, Carmen divenne una star internazionale, assieme le quattro di loro furono ribattezzate le Mamachas del Ring [fonte sito ufficiale del film – http://www.mamachasdelring.com].

LIFE IN ONE DAY – In un mondo dove la vita dura solo un giorno, un paradiso dorato e irreale, Benny e Gini si innamorano perdutamente. Ma solo 24 ore non sono sufficienti per vivere tutte le loro emozioni. C’è solo un modo per ingannare il loro destino, un’unica via di fuga, grazie alla morte: l’ inferno. Che è il mondo reale, il nostro. Dove è possibile innamorarsi di persone diverse, prendersi una sbronza e vedere le stagioni che passano. Un talento nascente Mark De Cloe, trasforma un racconto assurdo e sorprendente in un’esperienza visiva tersa e intensa. Una storia, il cui progetto fu presentato a Roma alla Fabbrica dei Progetti, che nessuno aveva mai raccontato, ininterrottamente battuta da un occhio avido e sperimentale [fonte sito Roma Cinema Festival – http://2009.romacinemafest.org].

FRATELLI D’ITALIA – Tre adolescenti stranieri, o meglio, italiani di seconda generazione, porgono alla videocamera, senza cautele, aspirazioni, affetti, humour e rabbia. L’attesa, il risentimento, il sogno e anche l’ironia o l’isolamento come difesa: un laboratorio multiculturale a cielo aperto dove la cadenza rumena, i riti islamici e un fidanzato in Ucraina scandiscono un vissuto a cavallo tra mondi remoti e incombenti il cui unico spazio di sintesi è la vita e il corpo di un teenager. Tutti frequentano lo stesso istituto tecnico di Ostia, dove l’occhio mobile e fiancheggiatore del film costruisce, con scattante curiosità e alcun pregiudizio, la scena viva e cruciale dell’identità e dell’integrazione [fonte FilmUP – http://filmup.leonardo.it].

SIMON KONIANSKI – Un road movie animato da eccentrici protagonisti. Che diverte. Anzi, che attraverso l’umorismo – spesso grottesco e ai limiti del paradosso ma davvero azzeccato – ci racconta le difficoltà relazionali tra diverse generazioni di ebrei. Simon, da poco abbandonato dall’unica donna che abbia mai amato (una danzatrice goy, da cui ha avuto un figlio), torna a 35 anni a casa del padre, Ernest. Ma la convivenza tra i due non sembra funzionare e regala più di una risata. L’anziano ha vissuto la tragica esperienza del campo di concentramento e trascorre molto tempo a raccontare al nipote aneddoti e storie.  Simon non apprezza: si oppone violentemente, vestendo i panni della nuova generazione atea e razionale, che mal sopporta l’approccio impulsivo degli anziani, detentori di una cultura ebraica sfociante nella superstizione. Ma alla morte del vecchio Ernest, l’uomo decide di accontentare le ultime volontà del padre: essere seppellito nel paesino dove è nato. In un viaggio delirante dal Belgio all’Ucraina, a bordo di un’auto vintage, con al seguito figlioletto e un duo irresistibile di zii, ripercorrerà a ritroso la storia del padre onorandone la memoria. Il regista, Micha Wald, si ispira alla sua famiglia, la prende in giro. Sviluppa i personaggi e la storia di “Alice et moi”, suo cortometraggio datato 2004. Arricchisce la sceneggiatura e fa emergere le sue posizioni sul conflitto israelo – palestinese dalle parole di Simon – che in alcuni frame assomiglia terribilmente a Johnny Dorelli e devo ammettere che questo mi ha divertita non poco -. Wald conosce bene le discrepanze tra la sua generazione e quella dei suoi nonni: il razzismo, lo spostamento a destra e le posizioni anti – arabe di molti dei combattenti comunisti degli anni ’30 – ’40 stride con la consapevolezza e il distaccamento da Israele degli (alcuni degli) Ebrei d’oggi. Ma vince sicuramente l’indulgenza: “..dopo tutto quello che hanno vissuto e passato, è normale che siano legati visceralmente a Israele, è l’istinto di sopravvivenza!”. Già c’è chi paragona “Simon Koniansky” a “Little Miss Sunshine” e qualche analogia l’abbiamo trovata anche noi. La sceneggiatura convince, soprattutto i tratti di alcuni personaggi secondari, come lo zio – un vecchietto paranoico che si traveste perché crede di essere pedinato dai nazisti – e il figlio di Simon, un ragazzino spassosissimo. E allora: ‘Shalom Alekhem!’[recensione a cura di Giulia Pietrozzini, Mpnews – http://www.mpnews.it].