Ex centrale del latte: l’assessore Antonelli risponde alle preoccupazioni sollevate da Acerbo

Il caso dell’ex centrale del latte di via del Circuito è stato chiarito dall’assessore allo Sviluppo del Territorio Marcello Antonelli e dal dirigente Gaetano Silverii

PESCARA- Il capogruppo di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo ha richiamato l’attenzione sul ‘caso’ dell’ex centrale del latte di via del circuito a Pescara,dopo il rilascio della licenza edilizia che consentirà la demolizione e la ricostruzione con diversa distribuzione delle aree dell’edificio, costruito nel 1932 senza mutare la superficie.

All’esponente di Rifindazione ha risposto l’assessore allo Sviluppo del Territorio Marcello Antonelli esprimendo la comprensione dell’ amministrazione comunale sulle preoccupazioni espresse da Acerbo derivanti dalla necessità di salvaguardare le poche tracce del patrimonio storico e architettonico sopravvissuto sul nostro territorio:

Ma la verità è che, probabilmente per una svista collettiva, su quel fabbricato non è mai stato posto o previsto alcun tipo di vincolo, dunque il permesso a costruire rilasciato rappresenta un atto legittimo.

Resta però l’impegno del governo cittadino a salvaguardare altri edifici del genere, impegno che si sta traducendo in una revisione dello studio redatto negli anni ’90 da Bartolini e Salimbene relativo all’apposizione di vincoli sui nostri edifici storici. Ovviamente dovremo far presto e fare bene

E continua Antonelli ribadendo:

Il rilascio di quella concessione rappresenta un atto assolutamente legittimo: condivido le preoccupazioni derivanti dalla necessità di salvaguardare quei pochi reperti storici sopravvissuti al tempo che testimoniano il nostro passato, come nel caso di quell’edificio o della sede della Società operaia di via Piave, anch’essa sottoposta a un intervento che ne ha modificato l’aspetto.

Ma la verità è che l’ex centrale del latte non è mai stata oggetto di vincolo, mai nessuno l’ha posto, neanche nel Prg vigente, ossia nella variante delle invarianti.

E oggi il vincolo è l’unico strumento per evitare simili interventi di demolizione e ricostruzione: lo poteva porre il Ministero, la Sovrintendenza, lo stesso Comune di Pescara che però non lo ha fatto, rendendo l’intervento odierno legittimo.

e conclude guardando al futuro:

Per scongiurare altri simili episodi oggi la nuova amministrazione sta già lavorando alla redazione di una variante normativa al Piano regolatore che comprenda anche la rivisitazione e la rimodulazione dello studio redatto negli anni ’90 da Bartolini-Salimbene relativo all’apposizione di vincoli a salvaguardia di immobili storici o di pregio architettonico, uno studio che pure presentava dei vizi visto che ha posto dei vincoli anche su dei pollai, non prevedendoli in casi dove invece sarebbe stato necessario, come nel caso dell’ex centrale del latte.

Il timore dell’assessore è che la politica faccia la sua solita demagogia perciò ci tiene a precisare che l’amministrazione sta già lavorando a una delibera con la quale il Consiglio comunale affiderà alla struttura il compito di redigere un nuovo Studio:

Ovviamente dovremo essere veloci per approvare subito i nuovi vincoli e salvare il nostro patrimonio cittadino; tutto il resto è pura letteratura che non salverà gli immobili storici da interventi pure legittimi che il privato chiede al Comune di realizzare perché rispondono alle norme e rientrano nel novero delle opere realizzabili.

Non solo: pensiamo che addirittura nel 2004 l’Associazione Dimore Storiche, sezione Abruzzo, ha presentato un’osservazione alla variante delle invarianti che conteneva la richiesta di apposizione di vincoli su oltre venti edifici cittadini e l’edificio dell’ex centrale del latte non compariva neanche in quell’elenco.

Dunque è evidente che il ‘caso’ odierno è frutto di una svista collettiva, quell’edificio era sfuggito all’attenzione di tutti, e oggi è impossibile risolvere il problema con una ‘pezza’.

In materia dell’ ex centrale del latte,il dirigente Gaetano Silverii ha chiarito che l’edificio di via del Circuito rientra nella zona F5, ossia servizi privati.

La domanda di permesso a costruire è stata fatta più di due anni fa ed è rimasta in sospeso per un contenzioso giudiziario promosso dinanzi al Tar, che però non aveva nulla a che vedere con l’origine storica del fabbricato e aggiunge Silverii:

Dopo due anni abbiamo riconosciuto il diritto del proprietario privato di realizzare l’opera di demolizione e ricostruzione con diversa distribuzione delle superfici esistenti, senza alcun aumento delle stesse.

Il progetto ha anche avuto il parere unanime della Commissione edilizia e il Tar stesso aveva anche nominato un Commissario ad acta per il rilascio del provvedimento di costruzione, che poi il Comune ha firmato personalmente. Dunque l’intervento presenta tutti i crismi della legittimità.