Ecoprofughi a causa dei cambiamenti ambientali. Legambiente: “Necessario un impegno collettivo per la lotta ai cambiamenti climatici”

6 milioni di persone potrebbero lasciare il proprio territorio a causa dei cambiamenti climatici. E’ questo il profilo dell’emergenza umanitaria degli ecoprofughi, i nuovi migranti costretti a fuggire da desertificazione, inondazioni e effetti del riscaldamento globale. A lanciare l’allarme il dossier “Profughi ambientali” di Legambiente oggi presentato da Goletta Verde a Pescara insieme a Maurizio Gubbiotti, coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente, Angelo Di Matteo, presidente Legambiente Abruzzo, Mariangela Grillo, rappresentante Avvocati di Strada Onlus, Julia Prestia, rappresentante  Cooperativa Sociale Pralipé, Renato Di Nicola, portavoce Abruzzo Social Forum. Insieme a Legambiente e Social Forum hanno partecipato anche le associazioni “Pralipè” e “Avvocati di strada” sui diritti dei migranti.

Secondo le stime di Legambiente il fenomeno dei profughi ambientali riguarda ben 6 milioni di persone all’anno costrette dai cambiamenti climatici a lasciare le proprie case per cercare ospitalità in altri luoghi. La metà dell’onda migratoria sarà causata da catastrofi naturali, inondazioni e tempeste, mentre gli altri 3 milioni di sfollati dovranno emigrare in seguito ai progressivi cambiamenti ambientali come l’innalzamento del livello del mare e la desertificazione.

Solo nel 2007-2008 sono stati ben 80 milioni gli ecoprofughi che hanno abbandonato le proprie terre a causa di desertificazione, inondazioni e degli effetti del riscaldamento globale. Dati che superano quello delle persone in fuga per le guerre e destinato ancora ad aumentare: secondo l’Unhcr (Agenzia dell’Onu per i rifugiati), è di 200-250 milioni di persone in fuga per “cause ambientali” entro il 2050.

“Nonostante da circa due anni il numero dei profughi ambientali abbia superato quello dei profughi di guerra non si riesce ancora a dare loro assistenza in modo adeguato, perché la loro figura non esiste giuridicamente, nè sono riconosciuti come “rifugiati” dalla Convenzione di Ginevra del 1951 o dal suo Protocollo supplementare del 1967. – ha dichiarato Maurizio Gubbiotti, coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente -. Oltre all’immediata necessità di uno status giuridico per i profughi ambientali, la vera urgenza consiste, quindi, nel capire che molte questioni legate all’ospitalità e all’accoglienza nei nostri Paesi devono in primo luogo essere affrontate attraverso un serio impegno collettivo nella lotta ai cambiamenti climatici”.

Con il pretesto di contrastare l’immigrazione clandestina i recenti provvedimenti del Governo e del Parlamento colpiscono tutti gli immigrati trasformando così l’integrazione in un percorso ad ostacoli che esclude e inibisce proprio i percorsi positivi di inserimento dei migranti nella società italiana. In nome di un malinteso concetto di sicurezza, si stravolgono le norme sull’immigrazione, riducendo fortemente i diritti dei migranti, donne e uomini che si preferiscono tenere in condizioni di precarietà, ricatto e sfruttamento, con gravi ripercussioni sulla pacifica convivenza nella società. Proprio per questo chiediamo al G8 alternative valide, vere e concrete all’insegna dell’ospitalità, della solidarietà, dell’interdipendenza e della cooperazione.

Sul ddl sicurezza interviene Renato Di Nicola, portavoce Abruzzo Social Forum: “Vogliamo sottolineare l’importanza di manifestazioni come quella odierna, in una regione, l’Abruzzo che ha sempre ospitato le persone, mentre il decreto sulla sicurezza le divide e le fa diventare clandestine. Per questo chiediamo di disobbedire a questa legge come stanno facendo i sacerdoti molisani che hanno scritto sulla porta delle loro chiese “noi ospitiamo clandestini e tu?”.  Per noi ci sono diritti che inalienabili e davanti ad una legge, che va ad intaccare la dignità umana,  non si può che disobbedire”.

Anche il mondo sociale sensibilmente colpito dal decreto sicurezza. Gli insegnanti, gli educatori, i mediatori culturali,  gli operatori sociali, gli operatori sanitari e tutti coloro che credono che la ricchezza interculturale sia una risorsa per il paese, denunciano le difficoltà riscontrate nell’esercizio delle loro funzioni dai primissimi giorni della discussione del decreto.

“All’incertezza della propria condizione sociale si aggiunge la paura di non vedere più riconosciuti i diritti acquisiti – commenta Julia Prestia, presidente Cooperativa Sociale Pralipé – Il lavoro sempre più precario che minaccia il rinnovo del permesso di soggiorno, il diritto alla salute come mezzo per “scovare” il proprio status di clandestino, il diritto all’istruzione del proprio figlio messa in pericolo dalla propria situazione di irregolare, sono condizioni che hanno allontanato le persone che tentavano una possibile regolarizzazione attraverso i nostri servizi. Di fatto, grazie al ddl appena approvato, è diventato impossibile regolarizzare molte posizioni di cittadini utili alla collettività grazie al loro lavoro di assistenza e cura”

La relazione tecnica del decreto sicurezza è stata presentata dagli “Avvocati di Strada”, associazione che nata a Pescara nel 2006, grazie alla collaborazione di circa venti avvocati, offre settimanalmente consulenza giuridica ai senza tetto e a tutti coloro che ne hanno necessità, ma non le possibilità economiche. Tutto il percepito, in assenza del patrocinio dello stato, è devoluto in favore  dell’associazione.