Dragaggio: uno stop pieno di incognite

PESCARA – La storia infinita del dragaggio del porto canale di Pescara continua e come in una sorta di  tela di Penelope c’è sempre un evento che in qualche modo interrompe la “tessitura”. Su questo tema sono tanti gli interrogativi che i cittadini si pongono : perché tutte queste lungaggini su un problema ambientale gravissimo per le ripercussioni sugli operatori del mare e  per gli effetti sulla città in caso di esondazione del fiume , perché tutti vogliono che si effettui  con urgenza  il dragaggio ma nessuno di fatto riesce a farlo partire, come possono  analisi svolte da Organismi  riconosciuti oggettivamente competenti  essere messe in discussione. Questi alcuni dei  punti interrogativi  che dovrebbero essere chiariti e che evidentemente si è posto anche il Consigliere Comunale  del PD ,Enzo Del Vecchio. Recita così la sua nota:

NO, non posso assolutamente pensare che l’ARTA sistematicamente sbagli tutte le analisi che svolge sul Porto di Pescara mentre le azzecca per tutte le altre situazioni nelle quali viene investita del particolare compito anche quando si tratta di grandi questioni. Personalmente ho difeso il lavoro dell’ARTA anche quando questo veniva messo in discussione dal Sindaco Mascia e continuo a farlo oggi ritenendo quella struttura pubblica una autentica eccellenza nel proprio campo come, peraltro, confermato nel particolare periodo del terremoto in Giappone quando è stata chiamata a livello nazionale a svolgere compiti delicatissimi di analisi e monitoraggio ambientale. Oggi quella eccellenza è nuovamente sotto attacco per quelle analisi svolte nella darsena del Porto di Pescara che, dopo aver avuto l’avallo da parte di altrettanto prestigioso organismo nazionale, l’ISPRA, vengono contestate dalla Procura della Repubblica dell’Aquila che nella giornata di ieri ha disposto il sequestro del cantiere di dragaggio dello scalo pescarese a qualche ora dall’inizio delle attività.

Con una battuta potremmo dire che la storia si ripete: dopo la vicenda del ripascimento del litorale sud, anche questa procedura veniva stoppata dalla magistratura per presunte analisi sballate dell’ARTA e che ha lasciato tutti in attesa di sapere se hanno fatto il bagno nell’uranio oppure no oltre ad aver creato una danno erariale per l’interruzione del lavoro e la successiva rimozione di una piccola parte di quel materiale dragato, ora tocca al dragaggio della darsena del porto di Pescara. Ed ancora una volta al centro dell’attenzione ci sono le analisi fatte dall’ARTA.

Le voci che si rincorrevano ieri sulla banchina, mentre si guardavano gli uomini della Guardia di Finanza apporre i sigilli sulla benna della Gino Cucco, erano: i Carabinieri, evidentemente per conto della Procura della Repubblica, hanno commissionato, simultaneamente all’ARTA, analisi su alcuni campioni di materiale prelevati ed hanno riscontrato la presenza di DDT – pesticidi – come evidenziato dal comunicato della Procura della Repubblica dell’Aquila che ha disposto il sequestro del cantiere. Fin qui nulla di anormale se si considera che l’ARTA ha proceduto a svolgere analisi su ben 53 campioni prelevati nella darsena e riscontrando su alcuni di essi la presenza di idrocarburi. Risultati che hanno successivamente determinato, da parte dell’ISPRA e del Ministero dell’Ambiente, di circoscrivere l’azione di dragaggio solo a quell’area della darsena i cui risultati delle analisi hanno dato esito negativo alla presenza di sostanze inquinanti.

Allora come prima cosa sarebbe importantissimo conoscere a quali punti si riferiscono le controanalisi commissionate dalla Procura della Repubblica. Certamente sarebbe drammatico dover apprendere, casomai, che quelle analisi si riferiscono e coincidano con quelle dell’ARTA ma, purtroppo, riguardano altre zone della darsena, cioè quelle non interessate dal dragaggio. E se la storia si ripete sarebbe altresì drammatico apprendere, casomai, che anche il tecnico ed il laboratorio a cui la Procura della Repubblica dell’Aquila si è rivolto siano gli stessi che si sono occupati della vicenda del ripascimento del litorale sud di Pescara. Nell’auspicare che la Procura della Repubblica dell’Aquila possa dare in tempi brevissimi una soluzione all’incredibile vicenda che la Città di Pescara è chiamata nuovamente a sopportare non possiamo non evidenziare come il provvedimento di sequestro sia avvenuto a così stretto giro dall’avvio dei lavori da non pensare che non fosse già pronto da qualche giorno. E se così fosse non riusciamo a comprendere perché far avviare i lavori di dragaggio per poi, immediatamente, disporne la sospensione con le inevitabili conseguenze economiche negative che si andranno a determinare anche e soprattutto in questo momento di crisi.